LE INFLUENZE DELL’OCCHIO MALVAGIO E NEGATIVO, EVITARE IL RANCORE E GLI INVIDIOSI

( nozioni e cenni storici e significati popolari )

gente-negativa

 

Il negativo è un essere moralmente perduto ed inferiore; dal suo sguardo emanerebbero le influenze perniciose, di invidia e cattiveria, che determinano quelle alterazioni che colpiscono, nell’anima e nel corpo, la povera vittima o chiunque gli stia intorno. Un individuo così pericoloso come l’individuo negativo, che, con il solo sguardo, causa tante disgrazie, è sicuramente da evitare. Plinio riferisce che erano molto temuti coloro che avevano la capacità di colpire con influssi perniciosi i loro simili, gli animali o i raccolti. Per evitare tali pericoli pubblici occorre, però, saperli riconoscere. La tradizione popolare ci insegna come riconoscere l’individuo negativo, tossico, perduto. Esso è: arcigno, cattivo, solitario, taciturno, spesso magro, pallido o di colorito giallognolo, paranoico e vittimista e con gli occhi sporgenti, con sopracciglia folte e unite. Il medico Piero Piperni descrive il malvagio come un individuo con orbite alquanto profonde e gli occhi in esse sono squallidi e sordidi, lucidi e tremendi. Alessandro Dumas nel suo libro “Le surnaturel et les dieux d’après les maladies mentales” ce ne dà un approfondito ritratto: “E’ di solito magro e pallido, ha l’aria stolta e idiota, e occhi grandi che ricordano quelli del rospo: com’è noto, il rospo ha il dono della jettatura, tanto che uccide un usignolo con il solo sguardo. Quando incontrate… una persona come quella che ho descritto, guardatevene: quasi sicuramente si tratta di un individuo negativo. Se costui vi ha scorto per primo, il male è fatto e non c’è rimedio: chinate il capo e aspettate. In caso contrario, se non avete ancora incontrato lo sguardo, presentategli il dito medio teso e le altre dita piegate: il malefìcio sarà scongiurato. Non occorre dire che se portate addosso corni di giada o di corallo non avete bisogno di tutte queste precauzioni”.

Cornelio Agrippa scrive: “…è una forza che partendo dallo spirito del fascinatore, entra negli occhi del fascinato e giunge fino al di lui cuore. Lo spirito è adunque lo strumento della fascinazione” (op. cit.). Dappertutto sono sempre stati reputati come capaci di gettare il malocchio: donne arcigne e invidiose specie se nel periodo mestruale, vecchie, preti e frati. Landolfo, vescovo di Capua, nell’anno 842, era convinto che il vedere un monaco, specie al mattino, gli portava male e quel giorno nessuna cosa gli sarebbe andata bene. Questi personaggi, per possedere sicuramente questa indesiderabile e sinistra capacità, devono essere, pure, un poco strabici e con lo sguardo sfuggente. I soggetti più sensibili, al loro infausto potere, sono i bambini, le donne incinte, le giovani coppie di fidanzati ecc.; insomma, fa notare acutamente Ugo Dettore: “tutto ciò… il cui processo vitale si presenta in una fase particolarmente delicata”.

Il gesuita Martin Delrio, nel 1603, descrisse la tecnica del malefico. “Quando colui che diciamo jettatore -spiega Delrio- posa lo sguardo con malevolo intendimento sulla vittima o ne tesse lodi sperticate, questi, per il tramite dei suoi segreti mezzi, inietta il malefìcio con una semplice occhiata”.

DA CHI GUARDARSI

Guardatevi dai pessimisti e dagli invidiosi. Occorre tenere bene a mente che le persone pessimiste emanano pensieri che producono danno, poiché questi disgraziati percepiscono il mondo tutto negativo. Il pensiero è una forza maggiore di quella fisica; tutti creiamo pensieri in modo incessante, che attraggono forze corrispondenti (similia cum similibus). Il pessimista, l’invidioso, sotto quest’ottica, sono persone certamente da evitare.

Questi individui sono davvero degli infelici perché attraggono su chi invidiano e su loro stessi una specie di odio cosmico. Una casa dove vi è odio, rancore, pessimismo e cattiveria è ammorbata di energie malefiche che precipitano, sempre di più, chi la abita in un baratro di sofferenza. E’ opportuno a questo punto ribadire ancora che è salutare circondarsi di persone e pensieri sempre positivi ed evitare i cattivi e i pessimisti perché attuano, nei confronti di chi li avvicina, un lento e progressivo irradiamento di forze nocive.

Avrete sicuramente fatto caso che l’incontro con certe persone vi dà energia e serenità mentre con altre, dopo pochi minuti, vi fa sentire devitalizzati, stanchi e non infrequentemente vi assalgono fastidiose cefalee. Evitate gli invidiosi. L’invidia è un sentimento molto nocivo ed è alla base di grandi disgrazie; il male desiderato si avvera, avvertiva E. Levi.

Chi non sa di tremendi avvenimenti che hanno distrutto unioni felici, famiglie ricche e fortunate ecc.? I terribili effetti dell’odio si abbattono sulle ignare vittime causando sofferenze psichiche e fisiche, follia, malattie gravissime e distruzione. Diffidate e allontanatevi da uomini e donne, parenti e amici, infelici ed invidiosi, che vi odiano per tutto quello che avete e vi penetrano coi loro occhi malevoli e giungono fino alla vostra anima e l’avvelenano.

Apuleio disse ad una così pericolosa persona: “I vostri occhi essendo entrati per mezzo dei miei, nel mio interno, accesero il fuoco nel fondo del mio corpo e nel midollo delle mie ossa” (De Magia). Una buona protezione contro simili pericolosi individui consiste, secondo la tradizione, nel portare con sé un piccolo corno di corallo o fare le corna appena si scorge lo jettatore, pratica del resto comune dappertutto. In fondo non vi è popolo in Europa che non conosca il significato di questo gesto e di cosa voglia significare. “Portar le corna”, “Fare le corna a uno”, “Porter les cornes”, “Llevar los cuérnos”, “Einem horner aufsetzen”, “Horner tangen”, esprimono tutti la medesima cosa, lo stesso concetto. Nicola Valletta riporta una serie di antidoti e antichi e collaudati rimedi contro la jettatura:

“…portare addosso alcune cose naturali, come la ruta agreste, alcune radici, la coda di un lupo (pars caudae prodesse viris, quos fascina vexat), il cuoio della fronte delle Jene (Plinio, lib. XXII); la cipolla… Altri credevano che con lo sputarsi tre volte in seno, il fascino si rimuovesse; altri con l’inumidir le labbra e la fronte con la saliva: -Fascinationes saliva jejuna repelli, veteri superstitione creditum est- (Alex. ab Alex. Dies Geniales, LV)… Finalmente soleasi portar sospesa qualcosa di turpe… e principalmente l’immagine della viril parte…” (Nicola Valletta, La Jettatura, Longanesi, Milano 1984). In ultimo ricordate quanto ha sempre insegnato la saggezza degli antichi: “L’età, i soldi, un buco nel muro, i propri progetti, la felicità in amore, i cibi, le penitenze, le elemosine e le offese subite: queste cose bisogna tenerle nascoste con cura”.

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