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‘Eva’, squillo e moglie devota. Isabelle Huppert: “Si vende in un mondo senza cuore”

PARIGI – Siede composta. È ancora più magra dell’ultima volta. Sempre elegante. Contessa o puttana, pianista perversa o madre squinternata, prof smarrita o borghese vendicativa, Isabelle Huppert attraversa i suoi personaggi con eleganza. È elegante perfino nell’abituccio nero e nella vestaglia di flanella bianca nei quali – in Eva, da giovedì 3 maggio sugli schermi italiani – l’ha confinata Benoit Jacquot. Eva è una prostituta d’alto bordo con clientela scelta e piuttosto anziana. Una che puoi svegliare nel cuore della notte ed è sempre pronta con frustino e champagne. E, volendo, anche con tre flute, mica solo due. “Fanno trecento euro, champagne compreso” ripete meccanica a ognuno dei suoi avventori.

Video: Isabelle Huppert è l’escort misteriosa ‘Eva’

“Non sappiamo perché Eva si prostituisca” dice Isabelle Huppert davanti a un caffè macchiato del quale non rinuncerà al biscottino. “Forse perché al marito piace così”. Ma il marito è in galera. “Lei si batte per farlo uscire. È l’unico uomo che ami”. Tratto dal romanzo di James Hadley Chase, Eva ha avuto una versione cinematografica ben più fedele diretta nel 1962 da Joseph Losey, Jeanne Moreau nel ruolo del titolo. “Il libro è molto bello, ma il film di Jacquot è davvero un’altra cosa”. Eva appare dopo venti minuti. Prima, però, abbiamo conosciuto Bertrand Valade (Gaspard Ulliel), un bel giovanotto con ambizioni di scrittore. La prima scena è ambigua: Bertrand è in casa di un anziano e un tempo famoso scrittore inglese. Non è chiaro se ne sia l’assistente o il toyboy. Lo scrittore muore d’infarto nella vasca da bagno. Fuggendo dall’appartamento, Bertrand ruba la pièce che il suo amico aveva appena finito di scrivere. La mette in scena con la sua firma, sarà un successo e questo lo costringerà a essere per sempre all’altezza. Diventerà il problema della sua vita nel quale trascinerà la sua fidanzata, la ricca e ingenua Caroline, il suo agente letterario e anche Eva. La cui reazione farà, però, crollare il castello di bugie sul quale è costruito il suo scarso talento.
“Il film è visto dalla parte di Bertrand e della sua ossessione” dice Huppert. Ma il ragazzo è ossessionato anche da Eva. “Perché pensa che dal suo rapporto con lei potrebbe nascere la sua seconda opera. Eva è un suo fantasma. Esiste, ma non come la vede lui. Eccita la sua ambizione letteraria, ma alla fine scopriremo che è ben poca cosa. È una prostituta, è una moglie devota che va in carcere a trovare il marito, è una borghese, è tutte le maschere che le chiedono di essere, ma Eva, in fondo, non è nulla”.

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Pur legati dalla professione o dal sentimento c’è, tra i personaggi del film, una distanza. L’unico che sembra avere un cuore è Regis, l’agente letterario (Richard Berry) innamorato senza speranza di Caroline. Gli altri sono mostri. “Più che mostri, sono dei sopravvissuti. Per esistere, Bertrand ha dovuto rubare l’opera di qualcun altro; per farsi amare dal marito, Eva è costretta a prostituirsi. Fanno tutti finta di avere le chiavi in mano, ma nessuno le ha veramente. Non siamo così anche noi?”.
È stato facile scivolare nel personaggio di Eva? Èriuscita ad amarla? “Non funziono così. Non devo amare o non amare i miei ruoli. Cerco in essi delle possibilità, ma non mi identifico. Né come attrice, né come spettatrice. Trovo Eva melanconica e commovente. Questo sì. È una donna indifferente. Quello che le accade non la riguarda”. È un film sulla menzogna? Nell’ultima scena, seduta con il marito liberato e un’amica nella terrazza di un caffè, Eva ne dice una enorme. “Senza dubbio. Tutti mentono. Ma Eva è anche un film strettamente legato al denaro. Tutto si monetizza, anche i rapporti umani”. Atmosfera molto diversa sul set del film che Isabelle Huppert gira in questo momento diretta da Anne Fontaine. “È una versione moderna di Biancaneve”. Con sette nani? “Con sette attori che, vagamente, ne riproducono il carattere”. Lei è Biancaneve? “Figuriamoci! Sono la strega cattiva. Biancaneve è Lou de Laâge”. Sarà un anno di solo cinema, il suo 2018? “Per il teatro bisognerà aspettare il 2019, e Bob Wilson”.

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