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I’m not blonde, Bonfadini e Zanrei insieme a Giugno in una mostra ” politicamente scorretta “

manifesto

opera / manifesto di Riccardo Bonfadini 

Scegliere Riccardo Bonfadini per una mostra è già di per sé una performance. L’artista contemporaneo italiano di certo non smentirà se stesso con una mostra convenzionale.  Ogni ironia, discussione, provocazione è solo linfa ulteriore per un evento che non può che avere successo per la qualità effettiva del progetto espositivo. Una mostra che merita punto e basta. Il concetto di base dell’esposizione è vincente. Ben oltre la provocazione fine a se stessa. La mostra inaugurerà il 22 Giugno alla galleria Art Gallery Museum di Piacenza, e sarà curata da Loris Zanrei. 

Due nomi che insieme promettono un’inedita coesione, già questo suscita interesse e attenzione. Bonfadini che come artista non smette di provocare e suscitare emozioni con le sue installazioni anticonvenzionali, articolate sulla decontestualizzazione e intrise di sense of humor e doppi sensi. Zanrei che come curatore è passato dalla Pinacoteca di Trani fino al Museo delle stranezze o piuttosto mostre apparentemente convenzionali come ” Collective Art ” in via Monte Napoleone nel 2018 a Milano, oppure la celebrazione de ” L’altro Picasso ” nel 2015 a Piacenza con centinaia di visitatori.

Uno sfregio al politically correct, quasi uno schiaffo; un messaggio chiaro, diretto, senza giri di parole: è l’arte “sopra le righe”, che non teme giudizi e canzona tabù e convenzioni di ogni genere.
Una tendenza intrinseca dell’arte, che cerca di ribellarsi da sempre alla sua condizione; un primo, chiarissimo esempio fu quello dell’Olympia di Manet…
Lo scandalo del nudo (l’opera risale al 1863), dello sguardo provocatorio di Olympia, e del regalo floreale che una serva le porge, senza chiarirne la provenienza: Manet giocò con il sottile confine tra volgarità e pudore dell’epoca, creando un’opera volutamente provocatoria, ma che oggi ricordiamo come traguardo della Storia dell’Arte.

La provocazione non è più la nudità, ma la decontestualizzazione del soggetto e l’inserimento di innumerevoli packaging e marche note, quasi ad evidenziare l’ossessione moderna.
Un’altra celebre, grande provocazione fu quella del moderno Marcel Duchamp, esponente della corrente surrealista e concettuale, che con l’opera L.H.O.O.Q. si divertì a distruggere uno dei miti artistici più consolidati e idolatrati.
La famosissima Gioconda diventa così uno scherzo, una barzelletta: “L.H.O.O.Q.”, ovvero “Elle a chaud au cul”. Un gesto “liberatorio”, sdrammatizzante, ironico, crea così un’opera d’arte inedita, al di là del costume e delle regole.
Un salto nel tempo di quasi cent’anni ci porta ad Ugo Nespolo, e alla sua chiara provocazione: il Vaffa…

L’Artista di oggi è un animale strano. Non guarda solo alla realizzazione di un prodotto artistico che concili l’anima grazie alla ricomposizione di un dissidio interiore che nasce dalla ricerca del Bello, l’Artista di oggi non vuole realizzare qualcosa che debba “piacere” e rispondere a tutti i costi a canoni estetici.
L’ideale greco della kalokagathìa (dalla crasi di kalòs kai agathòs, cioè “bello e buono”, principio millenario che coinvolge sfera e estetica ed etica) è oggi, più o meno tristemente, superato. Ma la colpa non è dell’Artista, anzi l’Artista fa bene a non guardare alla realtà come a uno specchio che rimanda effigi vuote. Fa bene a vivere questo specchio come un’occasione per superare la mera apparenza e andare alla radice delle cose. Fa bene a voler rappresentare anche il brutto che attanaglia il mondo. Moderna Alice, l’artista va oltre lo specchio dell’immediata percezione, cade nel mondo delle meraviglie, e si meraviglia per tutto ciò che dovrebbe essere e non è. Artista è chi dà spazio a una riflessione che vuole smuovere le coscienze e portare a un moto fattivo, approdando ai lidi del contingente.

La storia di Bonfadini racconta la nostra contemporaneità attraverso l’uso costante di oggetti da essa prodotti, filtrati da una visione spesse volte ironica della quotidianità. Il recupero delle cose e la loro reinterpretazione ci rimandano alla più energica delle correnti artistiche del recente passato: il Nouveau Réalisme.
Le sue opere sono la risultanza di un incessante dialogo con la società del presente: ogni “cosa” è destinata a diventare opera d’arte con il sostegno dell’intuito, del concetto. Ecco che le sue creazioni diventano piccoli rebus da risolvere: oggetti che assumono nuova vitalità attraverso il semplice accostamento, l’assonanza Dei vocaboli diventa terra fertile per la costruzione di giochi di parole. Bonfadini, artista apparentemente leggero, ci ricorda che l’arte vive e si sviluppa principalmente attraverso il pensiero. Diversi cicli di lavori segnano il suo percorso: le prime opere figurative, il “Periodo Geometrico”, la “Nuova Scrittura”, l’ideazione delle “Industrial Fossil”, il ciclo delle “Wash”(lavatrici da parete), le “Installazioni Ironiche”, i ”Manifesti”, le “Opere per Caso”.
Nel 2007 Riccardo Bonfadini vince il premio “Delle Arti e della Cultura” a Milano; nel 2008 è invitato ad esporre con una mostra personale al Parlamento Europeo di Strasburgo; nel 2010 partecipa ad Art Basel Miami Beach (U.S.A.); nel 2012 vince il “Premio Internazionale Ora 2012”; nel 2014 è premiato al “Premio Nocivelli”; nel 2015 è finalista al “Premio Internazionale Ghidoni”. Numerose le mostre personali e collettive in Italia e all’estero.

bonfadini sito

 

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