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arte: Attilio Rossi, un astrattista storico, una collezione privata per rilanciarne il nome nel mercato dell’arte globale

Speciale Arte

di Elisa Demaldè

attilio rossi 2

La Galleria MediArte – Italia di Milano ospiterà per alcuni mesi una straordinaria rassegna con i più significativi esponenti dell’arte del novecento, una occasione per avvicinarsi al collezionismo di classe con opere considerate storiche e dal sapore museale. Il secolo scorso ha segnato momenti di straordinaria vitalità creativa, fenomeni estetici capaci di influenzare non solo l’arte ma anche gli stili di vita della nostra civiltà occidentale. Alcuni di questi artisti hanno segnato dei punti fermi nell’estetica contemporanea dando vita, in anni successivi a quella babele di linguaggi visivi di cui, tanti altri appropriandosene, hanno cercato di imitare e ripercorrere ma spesso ignorando le radici e la progenitura.
Una serie di opere di una collezione privata, complete di certificazioni ed archiviazioni spesso acqusite in un ventennio, con amore e felice intuizione dagli artisti stessi.

La prima rassegna sarà dedicata ad un artista come Attilio Rossi, astrattista dal grande valore storico e culturale. Il patron di MediArte, Dott. Fornasieri, ha recentemente intercettato e ritirato una serie di opere a tempera degli anni ’70, un lotto straordinario proveniente dalla Fondazione Bancaria Marche. Le opere, in esposizione presso l’istituto, sono state liquidate dopo il fallimento del gruppo bancario e, qui, acquisite per intero da Mediarte-Italia in un’operazione di “rilancio ” del grande astrattista italiano. Secondo uno studio di settore, nel corso dei prossimi anni le opere di Attilio Rossi saranno riproposte ai grandi musei italiani per essere ricollocate in un contesto storico di importante affermazione.

La diffusione dell’astrattismo

Il termine astrattismo viene usato per indicare tutte le manifestazioni d’arte plastico-grafiche che, a partire dal primo decennio del Novecento, hanno escluso ogni rappresentazione della realtà oggettiva in forme riconoscibili.

Le premesse

Tale esito formale era stato preparato sul piano teorico dalle posizioni assunte da studiosi dell’arte come lo svizzero Heinrich Wölfflin (1864-1945) e lo statunitense Bernhard Berenson (1865-1959)e dal filosofo tedesco Wilhelm R. Worringer, che aveva pubblicato nel 1908 il saggio Astrazione ed empatia. Sul piano della produzione artistica concreta, i modi sintetisti e la spinta all’analisi delle componenti strutturali del linguaggio plastico e pittorico era implicita (già dagli anni ’80 dell’Ottocento) nei movimenti che subentrarono all’impressionismo: divisionismo, simbolismo, secessionismo, fauvismo, espressionismo, cubismo, futurismo. La diffusione dei mezzi di produzione meccanica di immagini (fotografia e cinema) aveva indotto i pittori ad adottare formule sempre più capaci di esaltare le qualità peculiari del fare artistico, inaccessibili a ogni mezzo meccanico.
L’artista che con più consapevolezza imboccò la strada di una produzione pittorica astratta fu V. Kandinskij. Tuttavia negli stessi anni tra il 1909 e il 1913 le medesime idee di arte non rappresentativa si svilupparono pure altrove: in Francia, dove già nel 1912 R. Delaunay dipingeva i Dischi simultanei, ma soprattutto in Russia con il raggismo. Movimenti affini furono il sincronismo negli Stati Uniti e il vorticismo in Inghilterra.

Dopo la prima guerra mondiale

Dopo l’interruzione della prima guerra mondiale le ricerche astrattiste continuarono con più vigore. In Russia maturarono il suprematismo, che faceva capo a C. Malevic , e il costruttivismo, fondato da V.E. Tatlin. Attorno a essi operarono gli altri esponenti dell’avanguardia russa, tra i quali l’architetto, pittore e grafico El Lissitsky (1890-1941), il pittore e scultore Aleksandr M. Rodcenko (1891-1956), lo scultore e pittore Anton Pevsner (1886-1962). In Germania, oltre a Kandinskij e Klee, operarono nel campo dell’arte astratta il pittore e cineasta ungherese Laszló Moholy-Nagy (1895-1946), il pittore Josef Albers (1888-1976), il pittore svizzero Johannes Itten (1888-1967). Le loro idee vennero ampiamente diffuse tra il 1919 e il 1933 anche attraverso l’insegnamento presso il Bauhaus, la famosa scuola d’arte diretta dall’architetto W. Gropius. Nei Paesi Bassi gli artisti “neoplasticisti” diedero vita a un movimento riunito dal 1917 intorno alla rivista “De Stijl”, fondata da Th. Van Doesburg (vi aderì anche il pittore Piet Mondrian), nello spirito della quale si mossero altri artisti di primo piano, quali H. Richter, lo scultore belga Georges Vantongerloo (1886-1965) e gli architetti Jacobus Johannes Oud (1890-1963) e Gerrit Thomas Rietveld (1888-1964).
Esito delle conseguenze futuriste, l’astrattismo si manifestò in Italia attraverso le esperienze del pittore fiorentino Alberto Magnelli (1881-1971), che nel 1915 dipinse alcuni quadri di limpido astrattismo geometrico. Ma soltanto nel 1934 a Milano si formò un vero e proprio gruppo astrattista composto da M. Reggiani(1897-1980), Osvaldo Licini (1894-1958), Atanasio Soldati (1896-1958) e Luigi Veronesi (1908-1999), che ampliò la sua ricerca astratta alla fotografia e al cinema d’animazione.

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