Burt Reynolds, morte di un uomo che ha vissuto

Si è spento all’età di 82 anni una grande star di Hollywood, sex symbol, attore di punta al box office negli Settanta e Ottanta, poi artista in declino che dopo varie difficoltà economiche e di salute ha saputo rinascere

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Un uomo che ha “vissuto una vita pazzesca” come lui stesso amava raccontare di se stesso ai media statunitensi negli ultimi anni, quando gli veniva chiesto di fare un bilancio della sua straordinaria avventura esistenziale e artistica.
Burt Reynolds, nato l’11 febbraio 1936 nel Michigan è morto a 82 anni a Jupiter in Florida dopo l’improvviso arresto del suo malandato cuore.
Da giovane sembrava destinato a una promettente carriera sportiva nel football americano, interrotta prematuramente da incidente d’auto in cui si spezzò le articolazioni di un ginocchio. Un doloroso infortunio che si è trasformato nell’opportunità di una carriera d’attore in televisione.
Il fisico e i lineamenti metà irlandesi e metà cherokee del volto gli rendono facile la vita con le donne che lo apprezzano molto anche al di là del suo indiscutibile talento. Non a caso fu sedotto a 15 anni da una intraprendente quarantenne, come ha raccontato con divertito orgoglio in una recente intervista televisiva.

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Dal piccolo schermo che lo ha reso molto popolare nel 1966 grazie alla serie in 17 episodi Hawk l’indiano dove interpretava il ruolo del detective di origini irochesi John Hawk, è approdato al cinema western e d’azione fino a sfiorare l’Oscar nel 1972 nel film diretto da John Boorman Un tranquillo weekend di paura (Deliverance).
Nello stesso anno ha portato alle estreme conseguenze il suo ruolo da sex symbol concedendosi nudo al pubblico femminile in una storica doppia pagina centrale di Cosmopolitan, un gesto allora poco apprezzato dagli elementi più conservatori dell’Academy: “Mi spiace averlo fatto per il film che a causa mia non ebbe il prestigio meritato, fu uno dei miei tanti errori”, dichiarò in seguito.
Un errore che non fu certo valutato tale dalle menti più aperte di Robert Aldrich, Woody Allen, Peter Bogdanovich e Blake Edwards per cui interpretò alcune pietre miliari della cinematografia statunitense: Quella sporca ultima meta, Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso, Vecchia America, I miei problemi con le donne.
Così tra il 1977 e il 1982 stabilì l’ineguagliato record di una star che per cinque anni di seguito è sempre in testa con un suo film al box office. Il declino arriva sul finire degli anni Ottanta anche per una serie di clamorosi rifiuti: dal ruolo di James Bond, a quello di Han Solo in Star wars, fino a concedere il suo spazio a Bruce Willis in Die Hard, a Richard Gere in Pretty Woman e a Jack Nicholson in Qualcuno volò sul nido del cuculo e Voglia di tenerezza.

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La sua vita si complica sia in campo sentimentale sia in quello economico fino a entrare nel suo personale inferno: “a causa del dolore fisico per le tante ferite riportate negli anni spericolati da stuntman, ho cercato il sollievo delle pillole. Minimo cinquanta al giorno, cocktail di pillole di ogni tipo, non riuscivo a farne a meno”.
Il successo ritorna, dopo un duro sforzo di volontà, nel 1996 accanto a una splendida Demi Moore nel film Striptease tratto dall’omonimo romanzo di Carl Hiaasen e diretto da Andrew Bergman. E subito nel 1997 quando interpreta il regista porno nel cult movie di Paul Thomas Anderson Boogie Nights.
Ha ripreso a fare film, anche in qualità di regista nel 2000 in The Last Producer, fino al 2008. Ha accettato l’eccezionale parte di star vivente fino al 2017 quando è tornato a recitare nel film di Adam Rifkin The Last Movie Star dove veste i panni di Vic Edwards un ex star del cinema costretto a fare i conti con la fragilità della vecchiaia.

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