Cosa sappiamo sull’arresto della direttrice finanziaria di Huawei

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Le autorità canadesi hanno arrestato a Vancouver su richiesta degli Usa il direttore finanziario della cinese Huawei, Meng Wanzhou. La donna, una delle più potenti della Cina, ora rischia l’estradizione negli Stati Uniti, dove è in corso un’indagine per accertare se il colosso cinese ha violato le sanzioni all’Iran. L’arresto di Meng Wanzhou, figlia del fondatore della società, è destinato ad aumentare le tensioni tra Usa e Cina nel campo tecnologico, dopo la recente “tregua” sui dazi.

Venerdì 7 dicembre è prevista l’udienza in cui il giudice deciderà se accordare una cauzione. La Cina ha chiesto al Canada di rilasciare subito la donna. Il caso aggiunge tensione tra Pechino e Washington e minaccia di complicare i colloqui commerciali sui dazi. Senza dimenticare i dubbi che gli americani nutrono sul fatto che gli smartphone cinesi possano essere usati a scopi di spionaggio. Un’accusa che sembra più che altro un pretesto per contrastare la Cina in quella che da molti è definita la nuova guerra fredda tecnologica tra le due superpotenze.
L’ACCUSA DI VIOLAZIONI ALLE SANZIONI IRANIANE
Le autorità Usa indagano su Huawei almeno dal 2016 perché sospettata di far entrare in Iran prodotti americani in violazione delle sanzioni economiche. Nel 2013, la Meng faceva parte del board di una tech company con base a Hong Kong, Skycom, accusata dal Tesoro Usa di fare affari con Teheran. In particolare, Skycom avrebbe cercato di esportare dei computer della Hewlett-Packard in Iran a uso della principale compagnia telefonica persiana.
LE BORSE MONDIALI IN ROSSO
L’arresto ha dato il colpo di grazia alle Borse asiatiche ed europee, aggiungendo un nuovo elemento di incertezza allo stop and go nei negoziati commerciali fra Stati Uniti e Cina. Piazza Affari ha aperto in negativo di circa l’1%, così come tutti gli altri mercati del Vecchio continente. Tokyo ha chiuso in ribasso dell’1,91%. Analoghe perdite sulle piazze cinesi: Shenzhen è calata del 2,16% e Shanghai dell’1,66%. Hong Kong cede il 2,96%. Male anche Seul, che ha perso l’1,55%, mentre Sidney è in calo dello 0,22%.
LA GUERRA DI WASHINGTON A TUTTO CAMPO A HUAWEI
Huawei è finita nel mirino delle autorità americane ufficialmente per timori legati alla sicurezza: l’acquisto e l’uso di telefonini Huawei è stato vietato nelle agenzie governative Usa. Washington ha inoltre fatto pressione sugli alleati per far fuori Huawei dalle reti di tlc: il presidente Usa Donald Trump ha fatto appello ai Paesi alleati, Italia compresa, a non usare le apparecchiature prodotte dall’azienda per rischi sulla cybersicurezza. Il 5 dicembre l’operatore mobile britannico Bt ha fatto sapere che eliminerà le apparecchiature di rete Huawei dal “cuore” delle sue reti 4G – dove sono le informazioni sensibili sui clienti – nel giro di due anni, per mettersi in linea con una policy interna che prevede di collocare il costruttore cinese ai margini dell’infrastruttura di telecomunicazioni. L’ex monopolista British Telecom ha anche escluso Huawei dalle gare per la costruzione delle nuove reti 5G. Il 28 novembre, la Nuova Zelanda aveva preso la stessa decisione, così come ad agosto aveva fatto l’Australia.
L’AZIENDA STA SVILUPPANDO UN SISTEMA OPERATIVO PROPRIO
Huawei vuole smarcarsi da Android di Google, ma anche mettersi al riparo da eventuali azioni Usa. L’azienda starebbe mettendo a punto un suo sistema operativo ‘fatto in casa’, nome in codice Kirin Os. Indiscrezioni in questo senso si sono rincorse negli ultimi mesi, ora a dirlo è lo stesso vice presidente della divisione prodotti dell’azienda. In un post sulla piattaforma cinese Weibo ha spiegato che all’interno di Huawei «è in corso di sviluppo» un proprio sistema operativo per l’utilizzo su smartphone. Questa notizia segue le indiscrezioni di aprile scorso, che indicavano come Huawei avesse iniziato lo sviluppo del proprio sistema operativo nel 2012 come piano di emergenza per scenari peggiori. Nel secondo trimestre del 2018 Huawei ha superato Apple: secondo gli analisti di Idc ha messo in commercio 54,2 milioni di smartphone contro i 41,3 milioni di iPhone della Mela. Il colosso di Shenzhen ha l’obiettivo di arrivare a 200 milioni di telefoni a fine 2018, per poi crescere ancora nel 2019 agguantando Samsung.

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