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Ambiente – La più grande tartaruga d’acqua dolce più vicina all’estinzione

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© Fornito da La Repubblica Questa femmina di tartaruga gigante dello Yangtze (qui fotografata nello zoo cinese di Suzhou) è morta mentre si stava riprendendo dall’anestesia il 12 aprile 2019.
Fotografia di Joel Sartore, National

Dopo che l’ultima femmina conosciuta di tartaruga dal guscio molle gigante dello Yangtze è morta in Cina nello zoo di Suzhou, lasciando in vita solo un maschio in cattività e pochi altri individui in natura, questa specie è attualmente più che mai vicina all’estinzione.
Significa che i conservazionisti si sono arresi? No, non ancora.
“Rimaniamo speranzosi mentre continuiamo a cercare un’altra femmina”, dice Aimin Wang, direttore della divisione cinese della Wildlife Conservation Society. Wang, che è anche National Geographic Society explorer, ha viaggiato attraverso i fiumi della provincia cinese dello Yunnan in cerca della più grande tartaruga d’acqua dolce del mondo, la cui popolazione è in forte declino per via dell’inquinamento dell’acqua, della perdita di habitat e del bracconagio.
Anche se non ha ancora scoperto nessun individuo di questi rettili dal peso di circa 90 chili, qualcuno in giro potrebbe ancora esserci. I pescatori locali hanno segnalato infatti che grandi tartarughe nuotavano nel Fiume Rosso, dice Wang, anche se, ammette, queste osservazioni risalgono ormai ad alcuni anni fa.
“Se trovassimo individui di sesso diverso c’è la speranza di metterli insieme e farli riprodurre”, dice.
La cosa forse più drammatica nella morte della femmina ospite dello zoo è che dopo anni di tentativi abortiti di far nascere dei piccoli in cattività, il successo sembrava finalmente a portata di mano.
Era vecchia probabilmente di 100 anni, quindi ancora in età fertile per questa specie longeva, dice Rick Hudson, presidente del Turtle Survival Alliance, un’associazione che ha sede nel South Carolina che ha fatto da intermediaria nell’acquisto dell’animale da parte dello zoo di Suzhou.
Gli iniziali tentativi di farla accoppiare con un maschio in cattività non hanno prodotto risultati, spingendo i ricercatori a visitare il maschio scoprendo che in passato era rimasto ferito. “Il pene era tagliato”, dice Hudson e “ne mancava il 75 percento”.
Il team ha comunque insistito negli sforzi cercando di capire come inseminare artificialmente una specie per cui non era mai stata usata questa tecnica. Malgrado altri quattro o cinque tentativi non è accaduto però nulla.
“Quest’anno le cose sono andate però diversamente”, ricorda Hudson. “Avevamo raccolto il miglior campione di sperma di sempre ed eravamo riusciti a indirizzarlo nell’ovidutto giusto. E tutto sembrava andare per il meglio”.
“Ha solo dovuto combattere per risvegliarsi dall’anestesia”, aggiunge.
Così come Wang, anche Hudson è convinto che altri individui di tartaruga dal guscio molle gigante dello Yangtze possano essere trovati in natura e fatti riprodurre.
Nel 2012, una foto sfocata scattata nel Vietnam è sembrata poter essere la prova che ce ne potrebbe essere un esemplare che vive nel lago di Xuan Khanh. E un’altra foto scattata del 2017 è sembrato confermarlo.
La prossima estate, spiega Hudson, gli scienziati cercheranno di catturare l’individuo (o gli individui) presenti nel Xuan Khanh e dotarlo di radiocollare. Inoltre intendono fare un prelievo di sangue per scoprire se si tratta di un maschio o di una femmina.
Se il tentativo avrà successo, i ricercatori proveranno a ripetere l’operazione nel lago di Dong Mo, anch’esso in Vietnam, dove è stata confermata la presenza di almeno una tartaruga e dove, secondo le voci del posto, potrebbe vivere anche un secondo individuo.
“Il problema con questi laghi è che sono sottoposti ad una pesca intensiva ed esiste il rischio concreto che gli animali possano finire per sbaglio nelle reti dei pescatori oppure essere uccisi”, dice Hudson.

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