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Gli abiti vecchi sono l’affare del futuro per la moda

Secondo il portale del second hand di lusso Vestiaire Collective aumenta il giro d’affari di abiti e accessori di seconda mano in rete. Un’economia che riduce gli sprechi e aumenta la vita dei capi

moda usato

Le nuove generazioni si stanno progressivamente allontanando dall’idea di proprietà degli oggetti. Sempre più spesso acquistano, utilizzano, rivendono. Vuoi per comprare altri prodotti, magari ancora più alla moda e aggiornati. Vuoi per scambiare, vuoi per fare spazio alle novità o avere un ritorno economico. È una delle tendenze che animano l’economia circolare e che sta contribuendo a farne un modello di crescente successo.
Soprattutto in Italia, come ha rilevato Vestiaire Collective, marketplace del fashion di lusso second hand attivo in 50 Paesi con oltre 8 milioni di membri e un catalogo di 600mila articoli.
Ha recentemente condotto una ricerca in 10 tra i suoi mercati più importanti per indagare la consapevolezza e il comportamento verso la moda circolare. L’Italia ne è uscita bene, con l’85% delle persone che credono nell’importanza della sostenibilità in questo settore. Solamente il 5% degli italiani ha risposto che non pratica alcuna forma di circular fashion. Quasi due terzi hanno provato a rivendere abiti, scarpe o accessori. Il tempo di permanenza di un capo nell’armadio è velocissimo: quasi la metà dichiara infatti di indossare un articolo meno di 10 volte prima di rivenderlo.
Oggi il concetto di moda circolare è comune. Una delle industrie meno sostenibili al mondo, soggetta a sprechi in ogni fase di produzione, si sta interrogando da anni su quali azioni siano da intraprendere per apportare un cambiamento concreto. Da un lato il fast fashion che continua a produrre tonnellate di abiti a ciclo continuo. In mezzo brand che propongono poche collezioni, magari realizzate con materiali rispettosi dell’ambiente e con manodopera regolare. Dall’altro, agli antipodi, portali dove chiunque può vendere quello di cui è in possesso, prolungando la vita dei propri pezzi.
Seconda mano
“Il resale market è completamente cambiato negli ultimi 10 anni, specialmente nel mondo fashion – spiega Maximilian Bittner, amministratore delegato di Vestiaire Collective – quando la piattaforma è stata lanciata nel 2009 non c’era molta competizione. Il second-hand consisteva principalmente in piccoli negozi che disponevano di uno stock limitato ed erano difficilmente accessibili a chiunque. Online comparivano i primi marketplace, ma mancavano di qualsiasi processo di autenticazione o di controllo sulla qualità e non erano quindi adatti per il resale di articoli premium o lusso”.
Vestiaire ha fatto leva proprio su questo, rendendo il “già posseduto” aspirazionale e mostrandone tutti i vantaggi al consumatore: “È il modo perfetto per poter accedere ai prodotti in maniera sostenibile e attenta, ma anche a prezzi più accessibili”. La ricerca mette anche in luce come oggi oltre il 40% in più compra e vende abbigliamento pre-owned rispetto a 5 anni fa.
“L’industria del resale ora è stimata valere 24 miliardi di dollari ma è previsto che sarà più del doppio nel 2022, a dimostrazione della rapida crescita e dell’enorme potenziale di questo mercato”, prosegue Bittner.
Le regole del mercato
A Vestiaire vengono spediti più di 30mila nuovi articoli alla settimana. Ogni giorno si possono trovare oltre 3.500 pezzi, garantiti in qualità e autenticità. Il prezzo di resale dipende da diversi fattori. A cominciare dal brand, dal prodotto, dalle sue condizioni e da quanto è richiesto in quel momento.
“Come regola generale, è meglio vendere pezzi che siano in trend o molto richiesti entro 1-3 stagioni dal loro lancio, in modo da assicurare al venditore un buona parte del suo investimento”, precisa il manager: “Inoltre abbiamo un calcolatore sul sito che raggruppa tutti i dati in modo da consigliare la fascia di prezzo più appropriata entro certi parametri”.
La categoria che vende di più in tutti i Paesi è quella delle borse. Tendono a conservare bene il loro valore e risultano quindi un buon investimento. Mentre un’altra categoria in forte crescita su Vestiaire è quella degli orologi. “In generale, pezzi rari e unici sono sempre popolari. Il cliente di Vestiaire viene sul sito anche per cercare pezzi che non trova da altre parti. Quindi tutto quello che è difficile da individuare, tendenzialmente vende molto velocemente”, dice Bittner.
Esempio: il pezzo più costoso venduto in italia è una Birkin di Hermes in coccodrillo rosso a 25mila euro.
Viste le rosee previsioni per il futuro, Vestiaire si prepara ad aggiudicarsi una fetta sempre più grossa della torta. “Vogliamo continuare la crescita globale attraverso brand awarness ed engagment nei mercati già consolidati. Continuando a svilupparci nell’Asia Pacifico, mercato in cui ci siamo inseriti due anni fa”, spiega Bittner. E aggiunge: “Triplicare la squadra tecnica e fare in modo che l’approccio a Vestiaire passi principalmente da mobile”.

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