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Il premier Conte ha dato le dimissioni. E adesso?

Il Presidente Sergio Mattarella dà il via alle consultazioni, che cominceranno oggi alle 16. Giovedì alle 11 il capo dello Stato incontrerà il Pd, alle 16 la Lega e alle 17 il M5s

Lo aveva annunciato e lo ha fatto. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al termine del discorso al Parlamento e del durissimo attacco al ministro dell’Interno Matteo Salvini, ha sancito la fine del governo. «Dissi che sarei stato l’avvocato del popolo, per questo l‘azione di governo finisce qui, andrò dal presidente della Repubblica per rassegnare le mie dimissioni da presidente del Consiglio», aveva anticipato. E, nonostante la Lega, in serata, abbia fatto sapere di avere ritirato la mozione di sfiducia presentata contro di lui e Salvini avesse dichiarato di essere disposto a votare la legge sul taglio dei parlamentari e poi la manovra, Conte ha ribadito: «La crisi porta la firma di Salvini.

Se gli manca il coraggio politico, me lo assumo io davanti al Paese che ci sta guardando».

Così ieri sera, dopo il dibattito a Palazzo Madama, il presidente del Consiglio si è diretto al Colle per presentare le sue dimissioni, ufficializzate un po’ dopo le 21 e accettate dal presidente della Repubblica, che ha pregato Conte di restare in carica per sbrigare gli affari correnti. Il governo è ora ufficialmente dimissionario e la crisi aperta, secondo la prassi costituzionale.

Oggi, mercoledì 21 agosto, Sergio Mattarella darà il via alle consultazioni, che cominceranno alle 16. Giovedì alle 11 il capo dello Stato incontrerà il Pd, alle 16 la Lega e alle 17 il M5S. Si aprono le trattative per formare una nuova maggioranza sull’asse Movimento 5 stelle e Partito Democratico: verranno prese in esame le proposte dei partiti.

Se M5s e Partito Democratico riuscissero a stabilire un accordo, potrebbero formare un governo giallorosso sullo schema della coalizione filoeuropea Ursula, tra le forze che a Strasburgo hanno eletto la nuova presidente della Commissione europea. Intanto Renzi fa sapere: «Colleghi di M5s, non so se voteremo lo stesso governo, io non ne farò parte». In un nuovo esecutivo potrebbe anche rifarsi avanti l’esponente del M5s Alessandro Di Battista.

Si potrà arrivare alle elezioni se e quando verranno sciolte le Camere: sono necessari sessanta giorni per chiamare i cittadini alle urne.

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