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Investire e guadagnare con l’editoria digitale

di Loris Zanrei

Oggi il mercato dell’editoria è il risultato della combinazione di vicissitudini economiche che sostengono con affanno i cambiamenti in corso. Questo passaggio in atto ha provocato lavoro precario e disorientato gli editori che si sono trovati impreparati davanti al veloce work in progress del mercato tecnologico.  I proprietari dei dati e degli algoritmi dominano il mercato editoriale e l’informazione, con incettabili vantaggi fiscali, e hanno  destabilizzato i sindacati che con fatica cercano di trovare soluzioni flessibili per la classe dei lavoratori, mentre le strategie pensionistiche non reggono le nuove domande del mercato perché il calo dell’occupazione è costante. La politica dovrebbe promuovere un disegno riformatore che introduca norme untistrust adeguate a valorizzare gli investimenti produttivi.  Da molti anni i soggetti del mercato editoriale hanno espresso la necessità di convocare gli “Stati generali dell’Editoria” per risollevare le sorti dell’editoria dove carta stampata e web journalism possono convivere in  sinergia. Il Fondo per il pluralismo dell’informazione si è dimostrato inadeguato e la normativa composta dalla legge n° 103 del Luglio 2012, dalle disposizioni della legge l.n 198 dell’ottobre 2016 e del decreto legislativo n 70 del Luglio 2017, ha già realizzato cambiamenti importanti ma non abbastanza efficaci. Il fondo, infatti, non prevede finanziamenti ai quotidiani di partito né a quelli specializzati, mentre il resto della stampa è sottoposto a vincoli rigorosi, come i contratti a tempo determinato, e un  rapporto inflessibile tra diffusione e vendite. Le misure a tutela della trasparenza hanno tolto il Fondo dal vortice dell’assistenzialismo, ma non è abbastanza perchè il mercato editoriale non ha ancora trovato la via per ricominciare a respirare. Negli ultimi anni  50 testate hanno dichiarato fallimento, e i giornali sono in crisi.  Il buio editoriale investe anche l’Europa, dove le risorse per i giornali arrivano parte dallo stato fino al tetto record di  2 miliardi di euro dalla Francia. Nell’era del self-publishing, degli ebook e di un mercato dell’editoriasempre più vasto e variegato non si può certo pensare che la figura dell’editore sia la stessa di un tempo ma, d’altra parte, alcuni editori hanno saputo adattarsi al cambiamento. In un certo senso, alcuni di loro sono gli eroi dell’editoria contemporanea.

Un tempo le case editrici erano affollate, piene di figure professionali indispensabili che si davano da fare senza sosta. C’era un viavai di autori, pronti a rischiare il tutto per tutto per far colpo sul direttore editoriale e poter, finalmente, pubblicare il proprio capolavoro. E poi c’erano più correttori di bozze, grafici e curatori editoriali, redattori di collane e riviste.

Oggi le case editrici non sono più così affollate. Spesso sono composte da sole due persone, e una si occupa di amministrazione, non di editoria. 

Ma il processo non è poi così diverso. Selezione dei manoscritti, correzionee revisione delle bozze, cura del progetto grafico, impaginazione e stampa. Il processo editoriale era – ed è ancora oggi – complesso e molto lungo. Prima di arrivare al tipografo, nelle librerie e tra le mani dei lettori, il libro attraversa una lunga trafila fatta di aggiustamenti e perfezionamenti.

Ma allora cos’è che è cambiato? Come un professore scruta attentamente i suoi studenti durante un esame, il direttore editoriale fa lo stesso con gli aspiranti autori. O almeno, faceva. Centinaia di manoscritti passavano tra le sue mani esperte e molti non superavano la prova, finendo inesorabilmente nei cestini delle piccole e grandi case editrici italiane. 

Non aveva quasi mai dubbi. Lui sapeva scegliere, doveva scegliere. Con molta probabilità, sono diverse le opere degne di nota finite nel dimenticatoio di molte case editrici italiane. Ma non lo sapremo mai, perché ogni editore aveva un compito importante: selezionare le opere migliori e farle arrivare tra le mani dei lettori di tutto il mondo. 

Oggi le case editrici non sono così rigide e drastiche. Uno dei motivi di questo cambio di rotta è il cambiamento che è avvenuto nel mondo dell’editoria. Oggi, che esiste l’auto-pubblicazione e l’auto-produzione, è più difficile per gli editori farsi valere come un tempo. L’antico fasto delle case editrici, però, non ha subito colpi d’arresto e le figure professionali all’interno delle case editrici non hanno perso il loro valore. Anzi, ne hanno acquisito di nuovi.

Oggi l’editoria si fa, ma in modo diverso. 

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