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Pinocchio, intervista a Roberto Benigni e Matteo Garrone. Un film felliniano

Roberto Benigni e i segreti del suo secondo Pinocchio: ‘Il mio Geppetto sembra mio nonno’

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ROBERRTO BENIGNI (67 ANNI) CON IL PICCOLO FEDERICO IELAPI: PAPÀ GEPPETTO E PINOCCHIO NEL FILM DI MATTEO GARRONE (NEI CINEMA). IL FILM ITALIANO DELLE FESTE DI NATALE 2019 PER LE FAMIGLIE

Roberto Benigni, nel Pinocchio di Matteo Garrone è Geppetto… Nel 2002, il burattino era lui. E il film era il suo Pinocchio.

Roberto Benigni: dopo esser stato Pinocchio oggi è Geppetto…
Ora non ricordo esattamente l’ultimo che ho visto e chi l’avesse fatto già in Italia, ma quello di Matteo Garrone è il più bello di tutti! Ma Pinocchio appartiene e fa parte di tutti noi, è la nostra storia.

Dopo La vita è bella di nuovo interpreto un padre. Geppetto, insieme a San Giuseppe, è il genitore più famoso del mondo. E poi entrambi avevano un figlio adottivo che scappa di casa, muore e risorge.

È un Pinocchio evangelico! E in questo Natale, sarà un vero regalo per il cuore di tutti gli italiani.

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«GIÀ A 3 ANNI, MI CHIAMAVANO PINOCCHIETTO», DICE ROBERTO BENIGNI

Come ha lavorato sul cuore del personaggio?
Ho semplicemente seguito il sentiero di Matteo, che è un regista di grande possanza e dolcezza insieme. La prima volta che ci siamo visti mi ha portato una foto mia trasformato come sarei stato nel film: mi sono visto e sembravo mio nonno! Ero diverso, eppure profondamente io.

Ci ho rivisto le mie radici. Mi sono emozionato molto. Ho praticamente detto di sì prima ancora che me lo chiedessero.

Un innamoramento insomma, quello per Matteo Garrone?
È un regista speciale. È sempre attento a tutto quel che accade sul set. Ho seguito le sue indicazioni ed è stato un percorso straordinario, memorabile, meraviglioso. Batte davvero il cuore a vedere un film di tale bellezza e singolarità.

Ha detto che le ricorda Roberto Rossellini…
Con tutta quella povertà, sembrava di girare Paisà. D’altronde nel libro le parole che si ripetono di più sono: “povero”, “casa”, “fame” e “babbo”… Sembra ET!
Ma è una povertà che è madre di tutte le ricchezze di Pinocchio. Non una povertà ‘dignitosa’, che sarebbe borghese, ma una vera povertà. Che ti fa sembrare la vita un miracolo, qualunque cosa accada.

Ha portato qualcosa del Pinocchio che doveva fare con Fellini?
Per Federico, era come la Bibbia. Apriva il libro e ci metteva un dito a caso, come fosse un libro divinatorio. Aveva pensato più volte di farlo con me, mi ha disegnato come Pinocchio tante volte… È un personaggio che mi accompagna da tutta la vita: mi chiamano “pinocchietto” da quando avevo 3 anni!

Roberto Benigni

NEL SUO PINOCCHIO, IL FILM CHE L’ATTORE/REGISTA TOSCANO HA DIRETTO E INTERPRETATO NEL 2002.

Di certo non smetteranno ora…
Anzi! Dopo Pinocchio e Geppetto ormai quando cammino per Testaccio mi dicono ‘ti manca solo di fare la fata turchina’. Ma io farei anche la balena!

IL CAST

Roberto Benigni: Mastro Geppetto

Federico Ielapi: Pinocchio

Gigi Proietti: Mangiafuoco

Rocco Papaleo: il Gatto

Massimo Ceccherini: la Volpe

Alessio Di Domenicantonio: Lucignolo

Davide Marotta: il Grillo Parlante

Marine Vacth: la Fata Turchina

Alida Baldari Calabria: la Fata Turchina bambina

Paolo Graziosi: Mastro Ciliegia

Maria Pia Timo: la Lumaca

LA TRAMA

Matteo Garrone offre una versione di Pinocchio molto fedele al romanzo di Carlo Collodi. Geppetto, in preda alla solitudine, decide un bel giorno di costruire un burattino che chiamerà Pinocchio. Pinocchio prende vita come per magia, e Geppetto non è più solo. Il burattino è però molto indisciplinato, a scuola si annoia, ha voglia di avventure. Un giorno, durante uno spettacolo del burattinaio Mangiafuoco, Pinocchio sale sul palco e da qui cominciano una serie di incredibili avventure (o meglio, disavventure) che lo porteranno lontano da Geppetto. Pinocchio incontra molti personaggi sul suo cammino: lo scalmanato Lucignolo, i disonesti noti come il Gatto e la Volpe, la Fata Turchina e molti altri. Pinocchio finirà anche dentro la pancia di un mostro marino simile a un pescecane, ed è proprio in questo strano luogo che ritroverà suo padre.

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DISEGNO DI ENRCICO MAZZANTI PER L’EDIZIONE IN VOLUME DI “PINOCCHIO” (1883)

L’IMPATTO VISIVO E LA CURA PER I DETTAGLI

Nel film di Garrone uno degli aspetti più curati è proprio l’impatto visivo. Ogni sequenza, ogni personaggio e ogni ambientazione colpiscono l’occhio dello spettatore. Il mondo in cui si muove Pinocchio è un mondo vivo, c’è un’atmosfera a volte cupa ma vibrante allo stesso tempo. Incredibile è anche il lavoro che è stato fatto su protesi e maschere, basta guardare anche solo la faccia com’è stata trasformata la faccia di Federico Ielapi per ottenere un Pinocchio iper-realistico.

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FEDERICO IELAPI NEL FILM

UNA STORIA DI POVERTÀ E CATTIVERIA, MA ANCHE DI AMORE

Matteo Garrone è bravissimo nel rendere il mondo di Pinocchio. Come nel romanzo di Collodi, Pinocchio si muove in un universo di estrema miseria. Anche Geppetto, povero e solo, costruisce il burattino proprio per sfuggire al senso di vuoto che c’è nella sua vita. Ma non c’è solo povertà, bensì anche cattiveria. Quasi ogni personaggio incontrato dal protagonista è un truffatore e cerca in ogni modo di approfittarsi di Pinocchio. Tuttavia il film di Garrone vuole anche sottolineare l’importanza dell’amore in un mondo così povero e cattivo. L’ottima interpretazione di Benigni ci fa quasi commuovere: egli costruisce Pinocchio per solitudine e se ne innamora subito, ciò che vediamo sullo schermo è proprio l’amore sconfinato di un padre che nonostante le mille difficoltà cerca di crescere suo figlio nel miglior modo possibile.

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ROBERTO BENIGNI E IL BURATTINO

INTERVISTA A GARRONE E BENIGNI: PINOCCHIO, UN FILM “POPOLARE”

In un’intervista per Coming Soon, Garrone e Benigni hanno definito Pinocchio un film per grandi e piccini, insomma un film per tutti. Garrone ha infatti definito il suo Pinocchio un film “popolare”, dove i bambini possono divertirsi, mentre gli adulti possono provare a tornare bambini. Il regista ha poi detto che il suo film, come il testo originale, parla dei vizi e dei difetti che sono allo stesso tempo italiani ma anche universali.

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ROBERTO BENIGNI E MATTEO GARRONE
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