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Super Bowl 2020: Shakira e Jennifer Lopez lasciano l’America col fiato sospeso (…e pure Trump)

In occasione del centesimo anniversario del Super Bowl, le due artiste regalano una performance che rimarrà nella storia della National Football League e che, quasi sicuramente, avrà fatto fischiare le orecchie al presidente Trump per il forte messaggio di contaminazione urlato da quel palco

Il Super Bowl dell’inclusione, quello che, tra musica e danza, surfisti e pole dance, riesce a far tremare le finestre dello Studio Ovale per far sapere a Donald Trump che uno dei più grandi Halftime Show di tutti i tempi porta la firma di due artiste di origini straniere: la portoricana Jennifer Lopez e la colombiana Shakira. In poco meno di quindici minuti di spettacolo, riscaldate dal tifo sfrenato del pubblico e illuminate ai giorno dallo sfrigolio dei fuochi d’artificio che esplodono sopra l’Hard Rock Stadium di Miami, J.Lo e Shakira confezionano un evento dentro all’evento, un concentrato di energia e paillettes che spazza via il ricordo dell’ultima edizione dei Maroon 5 restituendo allo show l’importanza che merita. Si inizia con Shakira che, bardata in un mini-dress rosso, saluta il pubblico in spagnolo – «Hola, Miami!» – e si scatena con il meglio del suo repertorio: da She Wolfa Empire, da Whenever, Whenever a Hip’s Don’t Lie.Loading video

Il tutto mentre i fianchi si muovono a ritmo di musica con quella sicumera e quella sensualità che sembra suggerirci che qualche ritratto invecchi al posto suo in soffitta, circondata da un plotone di ballerini che segue ogni suo passo come trascinato dal suo profumo. Al sesto minuto, però, la musica cambia: in cima a un palo da pole dance illuminato al led, sospesa a tre metri da terra, Jennifer Lopez fa il suo ingresso in scena scivolando lentamente verso il palco e proponendo un medley dei suoi successi trentennali: da Jenny From the Block a Get Right. A quel punto la divisa in pelle nera borchiata cade giù e svela un vestitino bianco di paillettes che accompagna la performance di Waiting for Tonight e di On the Floor: una Lopez così in forma forse non l’avevamo mai vista. A 50 anni compiuti da neanche sei mesi, J.Lo, anche complice il ruolo di Ramona nel film Le ragazze di Wall Street per il quale è stata candidata al Golden Globe, si mostra come una pole dancer provetta, capace di mantenersi in equilibrio con tutte le fibre del corpo tese per far sì che nulla sia lasciato al caso.

Tra gli interventi di Badggnyeton Bad Bunny e J Balvin, le atmosfere si fanno più romantiche quando a salire sul palco è Emme, la figlia undicenne di Jennifer, che, insieme a un coro di bambini, canta Born in the U.S.A. mentre la mamma, avvolta nelle due bandiere americane e portoricane, lancia l’ennesimo messaggio di contaminazione tra più culture dal palco più seguito d’America. «Let’s Get Loud!»urla con tutta l’energia che ha in corpo prima che sul palco torni Shakira e le due inizino a cantare e a ballare insieme come se fossero l’una la prolunga dell’altra: tra un Waka Waka che la platea canta a squarciagola e la gonna sottilissima che svela due fondoschiena di marmo, le cantanti si congedano tra i sempre cari fuochi d’artificio e un applauso talmente forte che quasi ci si dimentica della partita che, tra parentesi, regalerà la vittoria ai Kansas City Chiefs. Poco importa: il centesimo anniversario del Super Bowl ha scritto la storia per un’altra performance sul campo e la National Football League non può che dirsi soddisfatta per aver puntato su due cavalli di razza come J.Lo e Shakira.

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