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Coronavirus: 10 cose da sapere e da fare per prevenire la pandemia

Nuovi contagi in Lombardia: «Non è il caso di generare una psicosi, ma neanche di sottovalutare il problema», dice l’esperto. Dal numero telefonico per il test a domicilio – nell’ipotesi di sospetto contagio – alle misure igieniche da adottare per la prevenzione quotidiana. L’infettivologo risponde a 10 domande cruciali

Ad oggi, il numero di decessi per Coronavirus in Cina ammonta a 2247 persone, mentre il numero di contagiati è in continua crescita. È di queste ore la scoperta di nuovi casi anche in Lombardia: «Non è il caso di generare una psicosi, ma neanche di sottovalutare il problema», spiega l’infettivologo Giuseppe Moschella, specialista di MioDottore.

«Siamo di fronte a un fenomeno pandemico, ancora nella fase di ascesa», aggiunge Moschella. Un momento cruciale, in cui diventa importante l’adozione di misure cautelari volte a contenere il più possibile la pandemia.

La Regione Lombardia, a seguito delle ultime notizie, ha subito istituito un numero speciale per i casi sospetti di contagio. L’indicazione nel caso si riscontrino sintomi influenzali o problemi respiratori è di non recarsi in pronto soccorso ma di contattare direttamente il numero unico di emergenza 112 che valuterà ogni singola situazione e attiverà percorsi specifici per il trasporto nelle strutture sanitarie preposte oppure per eseguire, eventualmente, i test necessari a domicilio. Attivo anche il numero di pubblica utilità 1500, istituito dal Ministero della Salute per fornire tutte le informazioni necessarie sul Coronavirus.

Per chiarire intanto dubbi, perplessità, curiosità e per poter adottare misure cautelative di base, nell’ottica di prevenire la pendemia, abbiamo rivolto all’infettivologo dieci domande mirate.

Anche una persona infetta che non presenta i sintomi della malattia può trasmettere il virus?
«Sì, soprattutto nella prima fase del virus, poiché si compone di una fase sintomatica ma anche di una fase pre-sintomatica, che precede la vera e propria comparsa dei sintomi. Per questo, in caso di sospetta infezione, è fondamentale intervenire tempestivamente, prima che il virus possa contagiare altri soggetti».

Quanto dura esattamente l’incubazione del coronavirus?
«Come tutti i coronavirus, nonché altri comuni virus influenzali, il periodo di incubazione può andare in media da una a due settimane. Proprio per questa ragione, per esempio, l’OMS ha recentemente vietato l’accesso su navi da crociera a tutti i soggetti che hanno effettuato viaggi in Cina nei precedenti 14 giorni».

Se si è stati in contatto con persone rientrate dalla Cina e si è perfettamente sani è comunque possibile fare il test per precauzione?
«Ogni caso viene valutato a sé, tenendo chiaramente in considerazione i fattori di rischio e le probabilità di aver effettivamente contratto il virus. In tal caso, scattano le misure preventive previste che includono anche la messa in quarantena».

Quali sintomi devono preoccupare? Febbre alta? Tosse? Congiuntivite?
«I sintomi del Coronavirus sono molto simili a quelli dell’influenza: febbricola che passa da pochi decimi al mattino (37 circa) a temperatura elevata la sera, con un andamento bifasico che si associa a tosse stizzosa, arrossamento, mal di gola, secrezione nasale, congiuntivite. Si tratta di sintomi sufficienti per far scattare un’allerta, per cui converrà subito contattare il medico di famiglia, che in questi casi rappresenta il punto di riferimento principale. Nel caso in cui il sospetto appaia consistente, è bene contattare i numeri per l’emergenza sanitaria messi a disposizione dal Ministero della Salute che attiveranno un team di medici pronti ad eseguire un prelievo a domicilio per sottoporlo al test».

C’è un modo per distinguere la normale influenza dal Coronavirus?
«Purtroppo no: gli elementi da tenere d’occhio sono una febbre molto alta con tosse elevata, sudorazione notturna, congiuntivite e, soprattutto, il possibile contatto diretto con soggetti a rischio infezione».

Come viene curata la malattia?
«Ci sono stati casi in Tailandia e in Canada trattati efficacemente con farmaci antiretrovirali in uso nelle terapie per l’Hiv. La Ricerca, inoltre, sta andando avanti abbastanza in fretta anche sulla base di alcune recenti scoperte sul virus che stanno agevolando la produzione di farmaci adeguati».

L’aver fatto il vaccino antinfluenzale dà in qualche modo maggiore tutela?
«No: il vaccino influenzale copre e protegge solo dal virus dell’influenza. In teoria, c’è una maggiore protezione dell’organismo, ma il coronavirus ha delle caratteristiche genetiche diverse e gli anticorpi del vaccino influenzale non proteggono».

Quanto può durare il virus, in media, e quando una persona può essere dichiarata guarita?
«Il coronavirus può avere una durata di settimane, se si considera che già la fase pre-sintomatica può estendersi fino a 15 giorni.  Nella fase sintomatica, il virus può evolvere verso la guarigione oppure verso un peggioramento. Ecco perché prevenzione e diagnosi tempestiva diventano fondamentali per evitare la fase acuta».

La mascherina serve o è inutile?
«L’uso della mascherina è fondamentale poiché ha una funzione di protezione e può rappresentare una barriera rispetto al contagio, soprattutto per chi lavora a contatto con il pubblico».

Quali altri misure igieniche sono importanti da adottare per prevenire il contagio?
«Lavarsi spesso e accuratamente le mani è la prima misura, poiché i virus sono molto labili alle alte temperature (oltre i 45°), possibilmente con saponi antisettici. Nel caso di sudorazioni notturne, lavare la biancheria e gli indumenti intimi separatamente e ad alte temperature».

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