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Moda/Lusso: verso un difficile ritorno al quotidiano. Rischio effetto domino

Uno studio realizzato da McKinsey&Company cerca di disegnare i possibili scenari di un ritorno alla normalità per l’industria della moda. Con quasi il 40% dei consumatori europei che si aspetta che i propri redditi diminuiscano, la moda potrebbe addirittura essere uno degli ultimi comparti a riprendersi.

L’abbigliamento arriverà in fondo alle priorità di acquisto in Europa nelle prossime settimane – McKinsey&Company


Nello specifico, sono quattro gli scenari studiati dalla multinazionale specializzata in consulenza strategica, attraverso due fattori: la gestione sanitaria e il sostegno statale alle aziende. Se entrambi sono solo parzialmente efficaci, McKinsey vede per il settore della moda una lenta ripresa. Se entrambi sono buoni, il comparto avrà un bel rimbalzo in tempi rapidi. Se è la risposta sanitaria a fallire, il recupero avverrà a scatti. Se è la risposta economica a vacillare, la ripresa sarà lineare, ma più lenta.

A livello mondiale, se gli acquisti essenziali rappresentavano il 55% delle spese prima della crisi, la percentuale degli acquisti secondari potrebbe scendere dal 45% al 25% dopo la crisi. A ciò si aggiunge l’impatto sul commercio di moda e lusso legato ai turisti, le cui spese per ora sono scese dall’80 al 90% a seconda dei Paesi.

Ma mentre gli economisti guardano a questi fattori, anche i consumatori hanno il proprio indicatore da tenere d’occhio: il loro reddito. Anche in Francia e Spagna, dove si trovano i più forti contingenti di pessimisti tra i campioni, la maggior parte dei consumatori afferma semplicemente di sentirsi incerta (“unsure”) a proposito del futuro. A metà aprile, quasi quattro consumatori su dieci si aspettavano che presto le loro fonti di guadagno diminuiranno. E il 31% ha dichiarato di voler ridurre le proprie spese un po’ o molto.

La lenta flessione degli acquisti di moda è in gran parte dovuta alle inquietudini dei consumatori riguardo al proprio reddito – McKinsey&Company


E la moda dovrà lottare duramente per rimanere tra questi ultimi. Interrogati sui loro prossimi acquisti fisici o online, i consumatori britannici, tedeschi, francesi, portoghesi, spagnoli e italiani posizionano l’abbigliamento in fondo alle loro liste della spesa per questo inizio di maggio. La Germania è il Paese in cui la moda sarà meno evitata, mentre Spagna, Portogallo e Regno Unito registrano i punteggi più bassi.

Una realtà che spinge i marchi a rinegoziare urgentemente il loro approvvigionamento. Circa il 71% degli imprenditori ha rinegoziato i prezzi per pagare meno della metà del prezzo convenuto per i loro ordini in corso. Nel 41% dei casi, tali rinegoziazioni riguardano più della metà degli ordini totali. Inoltre, inoltre il 64% di essi ha richiesto pagamenti differiti. Fatto non privo di conseguenze: nel corso dei mesi, i committenti si aspettano che i fallimenti tra i loro fornitori si moltiplichino, tanto da arrivare ad interessare oltre il 50% di questi produttori entro sei mesi. Dal reddito dei consumatori ai produttori, l’effetto domino dunque si fa già sentire.

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