Ritorno al futuro, nasce la Prada Cup

Presentata a Montecarlo la nuova Prada Cup, challenger series per gli sfidanti di Coppa America

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Barche progettate al computer e testate al simulatore che si sollevano su “zampe-foil” come ragni d’acqua e volano alla velocità di un aliscafo di linea; interviste olografe in 3D con velisti che si materializzano sul palco e poi si “sbriciolano” e scompaiono; un trofeo che svetta verso il cielo come un missile; un logo ipnotico… Pianeta Venere anno tremilacinquecento? No, Yacht Club de Monaco, 29 novembre 2018. Benvenuti alla Prada Cup, distante solo pochi mesi dalla challenger selection series di Bermuda (l’ormai rottamata Louis Vuitton Cup), eppure anni luce avanti. Prendete posto e confidenza con gli effetti speciali, il futuro della vela è già tra noi.
Per presentare il nuovo, avveniristico evento era necessario usare un linguaggio adeguato, fatto, appunto, di realtà virtuale (o aumentata?), immagini potenti (firmate Studio Borlenghi), filmati di grande impatto, location suggestive, come lo scenografico Yacht Club de Monaco e un parterre ospiti di tutto rispetto.
Cominciando da Patrizio Bertelli, patron di Prada e Marco Tronchetti Provera – che con Pirelli accompagna l’intera sfida di Luna Rossa -, fino alla coppia principesca – Pierre Casiraghi e consorte -, passando per Commodori, giornalisti e velisti di ieri e di oggi, arrivati da ogni angolo del mondo per assistere alla consacrazione ufficiale di Prada quale title sponsor e organizzatore delle regate di selezioni sfidanti all’America’s Cup.
Tra i team partecipanti alla Prada Cup c’è ovviamente quello di Luna Rossa, fondato da Bertelli nel 1997 con l’obiettivo di portare la Coppa in Italia, che lancia la sua quinta sfida (o sesta se includiamo anche l’edizione 2017 da cui si ritirò in polemica con il Defender Oracle). Nella storia della Coppa si ricorda un altro solo challenger caparbio come Bertelli, Sir Thomas Lipton, con la differenza che il “signore del tè” britannico mollò dopo cinque tentativi andati a vuoto mentre Bertelli non solo insiste – «Peter Blake mi ha insegnato a non mollare mai» -, ma addirittura raddoppia, “varando”, appunto, la Prada Cup.
«Nessun conflitto di interessi», chiarisce immediatamente il Ceo della Maison di lusso italiana, «io sono totalmente dedicato alla Prada Cup e ho lasciato a Max (Sirena, lo skipper), il compito di occuparsi della sfida di Luna Rossa, proprio per evitare confusioni e sovrapposizioni».
Per essere ancora più convincente, ha affidato la gestione della Prada Cup al francese Laurent Esquier, “veterano della Coppa” che a sua volta coordina un pool internazionale di esperti in vari settori che vanno dalla logistica alla comunicazione, passando per Tv, hospitality, direzione di gara, giudici ecc. Mantenere la separazione dei ruoli non sarà semplice, ma fino a oggi le due realtà stanno camminando su binari paralleli, senza apparenti interferenze o favoritismi. A segnare il cambio di passo rispetto alle scorse edizioni, ci pensa il trofeo d’argento con due alettoni laterali, ispirato ai missili della II Guerra Mondiale, disegnato dall’artista australiano Marc Newson (presente sul palco in versione 3D) – «certe cose bisogna farle fare ai designer», spiega Bertelli. La coppa, custodita dentro una custodia di pelle su misura (Prada, ovviamente) attende solo di essere riempita di champagne (G. H. Mumm, nuovo sponsor che torna in Coppa dopo 35 anni) dal team vincitore. Quello che avrà l’onore di sfidare il defender Emirates Team New Zealand nel 36mo match di America’s Cup quando, nel 2021, si solleverà il sipario sull’evento sportivo più antico del mondo nelle acque di Auckland.
Ma chi si contenderà questo privilegio?
Al momento solo tre sono i team garantiti, l’italiano Luna Rossa (Circolo della Vela Sicilia), il britannico Ineos Team UK (Royal Yacht Squadron) e American Magic (New York Yacht Club), anche se nuovi challenger sono dati per certi. Quanti? Alla scadenza del termine (30 novembre) ben otto yacht club si sono dichiarati “interessati” (la Coppa America è una sfida tra circoli), ma sembra che uno solo abbia al momento i requisiti per essere accettato. Sugli altri si vedrà.Si mormora anche di un consorzio fiorentino che fa capo al gruppo di luxury real estate Altus, ma al momento, i più concreti sarebbero un (secondo) team americano e uno olandese. D’altronde parliamo di barche molto complesse, difficili da costruire e da navigare, costosissime e pericolose, anche. Soprattutto con vento “ballerino”, spiegano gli esperti, perché se lo scafo “cade” sull’acqua, riduce drasticamente il suo momento raddrizzante con il serio rischio di scuffiare. Mettere in piedi una campagna di Coppa “seria” non è mai stato semplice né economico e non lo sarà neanche questa volta. Forse lo potrebbe diventare nel prossimo ciclo se, come spera Bertelli, le barche rimarranno le stesse, dando la possibilità a nuovi sodalizi di acquistarne una usata. A proposito di scafo, è stato annunciato che quello di Luna Rossa – attualmente in costruzione da Persico Marine a Bergamo – scenderà in acqua nella base di Cagliari tra maggio e giugno prossimi per essere testato nei mesi estivi in vista del primo Event dell’America’s Cup World Series, che si svolgerà proprio nella città sarda tra metà e fine ottobre (comunque dopo la Barcolana). Poco tempo per avere il pieno controllo di uno scafo radicalmente nuovo con foil zavorrati e soft wing con randa a doppia membrana? Forse sì, ma per fortuna il divario con gli avversari è al momento nullo, si giocherà ad armi pari.
Altre date, altre tappe? Al momento non si sa nulla, ed è probabile che per il 2019 dovremo accontentarci dello spettacolo cagliaritano. Vi sembra poco? Noi abbiamo già l’acquolina in bocca. E poi… ce n’est qu’un début!

 

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