Auto modulare, com’è nata la prima macchina “componibile”

Il primato va alla Citroen DS con il suo telaio a piattaforma e gli altri elementi avvitati alla scocca

citroen 1

L’abbiamo vista in azione nelle pagine di Diabolik o su pellicole come Scarface, Ritorno al Futuro – Parte II e Il codice Da Vinci o, ancora, protagonista nei video musicali di Mark Knopfler, Eros Ramazzotti e i Muse. La Citroen DS (qui potete trovare il nostro video del #PerchéComprarla Classic) è una vera icona dell’automobilismo, passata alla storia come una delle auto più belle mai disegnate e capace di imporsi come poche altre nell’immaginario collettivo. Pochi sanno, però, che è con lei che è nato il concetto di auto modulare così come la intendiamo ancora oggi.
Scheletro rigido e materiali ultraleggeri
Tutto nacque – come logico aspettarsi – dai progettisti, che non si misero limiti o confini nell’immaginare quali materiali utilizzare.
L’idea principale, però, era quella di costruire un’auto partendo da un telaio a piattaforma, pensato per ottenere un baricentro più basso possibile, e poi collocare degli elementi di carrozzeria facilmente smontabili e sostituibili realizzati con materiali più leggeri possibili.

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© Motor1.com Italia Citroen DS
Il telaio di acciaio spesso, necessario per conferire la rigidità strutturale corretta, faceva quindi da struttura portante per i pannelli di carrozzeria in acciaio e in alluminio e per il lunotto posteriore in plexiglas e il tetto in vetroresina. Tutti elementi avvitati alla scocca e non saldati, visto che questa da sola era in grado di garantire la rigidità necessaria a tutto l’insieme.
Un ripasso non fa mai male

Una struttura che ha fatto scuola
La DS è stata assemblata in questo modo fino alla fine della sua produzione, ma la natura modulare è stata poi ereditata da altre auto Citroen come l’AMI6 e la 2CV (anche lei l’abbiamo conosciuta meglio in un #PerchéComprarla Classic) vista la semplicità costruttiva e la facilità di riparazione o sostituzione delle varie componenti.
Un po’ quanto poi fatto dalla prima generazione di smart fortwo , che proprio quest’anno ha spento le sue prime venti candeline e, per l’occasione, è stata protagonista di una curiosissima retrospettiva.

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